
È stato approvato l’accordo tra governo, regioni e ANCI sulla modulistica edilizia per l’applicazione delle semplificazioni del Salva Casa
Le principali notizie di questa settimana nel mondo dell’edilizia: approvata la nuova modulistica edilizia per l’applicazione delle semplificazioni del Salva Casa; partita una misura da 320 milioni per incentivare a investire in impianti di produzione di energia rinnovabile per l’autoconsumo; le PMI italiane si affermano tra le più virtuose in Europa per attenzione alla sostenibilità
Salva Casa: approvata la nuova modulistica edilizia
Approvato l’accordo tra governo, regioni e ANCI sulla modulistica edilizia per l’applicazione delle semplificazioni del Salva Casa (Decreto Legge 69/2024).
L’accordo riguarda la modulistica edilizia necessaria per dare attuazione concreta alle semplificazioni previste dal Decreto Salva Casa, consentendo un notevole risparmio di tempo per gli utenti.
I nuovi moduli modificano, semplificandole, le precedenti versioni adottate nel 2017. Le regioni dovranno provvedere entro il 9 maggio 2025 ad adattare alle specifiche normative regionali i quadri dei moduli modificati dal citato accordo e segnalati come suscettibili di variazione, aggiornando la modulistica unica regionale in uso.
Le amministrazioni comunali, alle quali sono rivolte domande, segnalazioni e comunicazioni, hanno invece l’obbligo di pubblicare sul loro sito istituzionale entro e non oltre il 23 maggio 2025 i moduli unici regionali aggiornati e integrati.
La nuova modulistica sarà utilizzabile dagli addetti ai lavori e dai cittadini per presentare le pratiche edilizie e per avere informazioni di pronta fruibilità a riguardo di cosa occorre dichiarare, quale documentazione è necessario allegare per ciascun intervento edilizio.
320 milioni per ridurre i consumi energetici e migliorare l’autonomia energetica
Per incentivare a investire in impianti di produzione di energia rinnovabile per l’autoconsumo, contribuendo alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, le PMI dal 4 aprile al 5 maggio 2025 potranno presentare domanda per accedere alle agevolazioni previste dal bando “Sostegno per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili”, parte della Missione 7 REPowerEU del PNRR.
Alla misura sono destinati 320 milioni che saranno assegnati alle imprese ammesse secondo i criteri stabiliti nel decreto attuativo. Sono escluse le PMI energivore, le industrie ad alta emissione di CO2 e altri soggetti identificati dal decreto direttoriale 14 marzo 2025 che ha fissato le modalità operative di accesso all’incentivo.
La richiesta deve essere accompagnata da una diagnosi energetica, redatta da professionisti abilitati, esperti in gestione dell’energia (EGE) o società di servizi energetici certificate (ESCO), in modalità telematica tramite la piattaforma informatica sul sito di Invitalia.
L’assegnazione delle risorse avverrà sulla base di una graduatoria, con un punteggio attribuito in base alla qualità del progetto e alla coerenza con gli obiettivi di transizione ecologica.
Transizione verde, leva strategica per la competitività
Le PMI italiane si affermano tra le più virtuose in Europa per attenzione alla sostenibilità, passando dal 20% nel 2020 al 47% nel 2025. Lo dice il libro bianco “Sme EnterPrize 2025”, realizzato da Generali in collaborazione con la Sda Bocconi, che ha analizzato a che punto sono le PMI europee in tema di transizione sostenibile.
Il rapporto, basato sul confronto tra 1.260 piccole e medie imprese in 10 paesi europei, evidenzia il forte progresso messo a segno dalle PMI italiane nell’adozione di strategie ESG.
Tra le aziende cresce la consapevolezza che investire in sostenibilità non è solo una scelta etica ma anche una leva strategica per la competitività, con risvolti positivi anche in tema di accesso al credito. In base al rapporto, il 77% delle aziende italiane che adotta strategie ESG ha ottenuto migliori condizioni di credito, un dato superiore alla media UE del 63%.
Tuttavia, le aziende europee lamentano la mancanza di incentivi pubblici (54%), lacune nel supporto istituzionale (53%) e un accesso limitato alla finanza sostenibile (53%). In particolare, le imprese italiane evidenziano la carenza di incentivi come un ostacolo rilevante (42%), mentre la percezione delle difficoltà burocratiche e istituzionali appare meno critica rispetto alla media europea (38%), così come le difficoltà di accesso alla finanza sostenibile (36%).
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